di Renato Lepori

Tra i pionieri dell’era elettronica della Olivetti, andrebbero ricordati anche quelli che i calcolatori Olivetti li facevano funzionare: i programmatori.

All’inizio degli anni ’60, i calcolatori della Divisione Elettronica Olivetti erano una realtà tecnologicamente compiuta; ma per utilizzare e rendere produttiva la loro capacità di calcolo e di elaborazione bisognava impostare una sequenza logica e coerente di funzioni, cioè scrivere un “programma”, necessario per risolvere i diversi servizi che venivano richiesti dagli utilizzatori.

Quindi fu creata una nuova figura professionale: il programmatore, o come precisava la qualifica aziendale: “agente tecnico programmatore”, che veniva assunto dopo la selezione di un test psico-attitudinale e avendo superato positivamente un corso di formazione di cinque settimane.

Per cercare di spiegare il lavoro del programmatore a quell’epoca, bisogna ricordare che, alle origini, i calcolatori ELEA erano “tabula rasa”, senza nemmeno un minimo di Sistema Operativo gestionale e in totale assenza di Software procedurali. La memoria era di 20 KB kilobyte (circa 20.000 byte), estensibile a 160 KB; oggi le memorie si misurano in GB, un gigabyte è circa 1.000.000.000 byte. Le periferiche erano le apparecchiature dei centri meccanografici: lettori di schede, perforatrici e tabulatrici, tutti prodotti di tipo elettro-meccanico, i cui collegamenti con l’elaboratore presentavano non poche difficoltà funzionali.

Le sole memorie di massa erano i nastri magnetici, che essendo sequenziali appesantivano i tempi di elaborazione e inizialmente la trazione con bracci meccanici li rendeva non molto affidabili. Tutte le operazioni di servizio dovevano essere eseguite manualmente, utilizzando la consolle del calcolatore, su cui bisognava impostare, in codice macchina, le funzioni necessarie, che venivano ripetute singolarmente ogni volta.
La memoria era solo RAM (Random Access Memory) totalmente volatile per cui anche i programmi dovevano essere ricaricati ogni volta e prima di caricarli la memoria doveva essere completamente azzerata.
Il solo “linguaggio” con cui si scrivevano i programmi era quello base della macchina con istruzioni che dovevano indicare: il codice della singola funzione, il numero dei caratteri e l’indirizzo dei campi di memoria da trattare. Per fare un programma si iniziava disegnando il flow-chart (diagramma di flusso) che rappresentava la sequenza delle funzioni da fare eseguire al calcolatore; quindi si traducevano le funzioni nelle singole istruzioni codificate in linguaggio base; queste istruzioni venivano perforate su schede meccanografiche che erano caricate, da consolle, sul calcolatore e infine il programma veniva “lanciato”, sempre da consolle. Solo in seguito fu possibile usare i vari linguaggi di programmazione, che si stavano sviluppando, con strutture predefinite e macro-funzioni, che traducevano le funzioni del programma “sorgente” in linguaggio macchina “oggetto”.

Ad uno dei convegni sull’era elettronica della Olivetti, si volle dare il giusto risalto alla categoria dei Funzionari Commerciali della Divisione Elettronica Olivetti, affermando che erano quelli che avevano venduto i calcolatori creati dai Progettisti e assemblati dai Tecnici. Ritengo sia corretto completare quel concetto precisando che i Programmatori della Divisione Elettronica Olivetti, erano quelli che facevano funzionare i calcolatori, venduti dai Commerciali, creando le procedure operative per risolvere le diverse esigenze dei clienti e portando alla positiva conclusione la vendita di quelle macchine.

La funzione del programmatore fu limitata, all’inizio, alla pura stesura tecnica dei programmi e solo in seguito fu riconosciuto il processo di emancipazione professionale che aveva acquisito sul campo. Il calcolatore, infatti, doveva essere funzionale allo svolgimento dei diversi servizi aziendali dei clienti; pertanto era indispensabile una analisi preliminare, attenta ed approfondita, che esaminasse le problematiche specifiche dei servizi, per impostare una procedura esecutiva, articolata su una serie di programmi e di funzioni che dovevano essere svolti dal calcolatore.

Impegnandosi anche in questa attività il programmatore, da semplice estensore di programmi, ampliò la propria professionalità come consulente nella definizione delle procedure e nella soluzione dei problemi relativi ai servizi dei clienti e quindi si inserì, sempre più, come parte attiva nella acquisizione del cliente con un approccio che oggi sarebbe definito di “fidelizzazione”. Questo portò ad istituire, nell’ambito della Divisione Elettronica Olivetti, il Servizio Assistenza Clienti instaurando la duplice dipendenza: gerarchica e funzionale. Il significato di questa affermazione non fu solo la conquista di un rettangolo nell’organigramma aziendale, ma fu il riconoscimento ufficiale della specifica professionalità degli analisti-programmatori.

Questa precisazione vuole sottolineare l’importanza che l’Azienda aveva dato e dava allo sviluppo delle professionalità del proprio personale, organizzando corsi e seminari e promuovendo le sinergie tra i diversi settori che ne completavano il ciclo imprenditoriale.
La professionalità degli analisti-programmatori però, era e rimase prevalentemente artigianale, cioè patrimonio dei singoli; ciascuno si creava le routine e sviluppava sequenze di procedure che, parametrizzate, avrebbero potuto essere utilizzate per più avviamenti, ma la finalità di questi prodotti rimase, quasi sempre, limitata alla soluzione del caso specifico e dell’avviamento del momento. Di conseguenza il know-how e l’esperienza degli analisti-programmatori non vennero capitalizzati e quelle conoscenze andarono disperse con la loro uscita dall’Azienda.

Rimasero le carenze dei sistemi operativi e del software, con le conseguenti difficoltà di gestione e di programmazione che contribuirono inevitabilmente a indebolire l’economicità dei calcolatori Olivetti rispetto alla concorrenza, rendendo necessarie le successive fusioni e la vendita di quel settore.
Il sogno dell’elettronica Olivetti svanisce, i calcolatori Olivetti diventano obsoleti e la figura del programmatore che li faceva funzionare scompare, perdendo le caratteristiche di quel pionierismo.

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