… Forse no. Forse non tutto è perduto. (un commento del collega Enzo Biandrino)

Cari colleghi, amici, compagni di viaggio nell’avventura Olivettiana, apprendiamo con rammarico e con tristezza che presto la redazione di “Olivettiani” chiuderà i battenti.

Sebbene sia comprensibile il senso di dispiacere che tocca tutti noi, onestamente penso che non possiamo chiedere a Mauro di fare più di quello che ha già fatto o di protrarre ulteriormente il suo impegno per una cosa che è destinata a terminare. Così pure come trasformare il sito in un gruppo Whtasapp o qualche cosa di simile penso avrebbe una vita breve. La linfa vitale di queste forme di social-chat è il contributo personale che ogni membro della community può dare, e questo mi pare di capire sia già oggi il nostro punto dolente.   

In passato ho scritto alcuni articoli poi pubblicati sul nostro sito, e posso assicurarvi che la cosa richiede un certo impegno. Chi come me l’ha fatto può capirmi. Tutto nasce da un’idea, poi l’idea deve essere elaborata, ci pensi su per un paio di giorni e se la cosa ti convince inizi a dare forma e un contenuto a questa idea. Ti siedi davanti al computer e incominci a scrivere di getto. La prima versione è la base su cui lavorare, poi mentre scrivi ti vengono altre idee, quindi inizi a cercare un filo logico per collegare in modo armonico tutti i pensieri.

Andando avanti, quando la cosa inizia ad avere dei contorni meglio definiti ti chiedi se sia chiaro il messaggio che vuoi far arrivare a chi ti legge. Ti sorgono dubbi, quindi inizi a sfoltire i paragrafi a sostituire alcune parole con altre più efficaci allo scopo, e poi avanti così fino alla versione definitiva degna di essere pubblicata.

Scusate se mi sono dilungato troppo in questa descrizione sul percorso di una composizione letteraria, ma sono certo che abbiate subito capito dove volevo arrivare.

E quindi andiamo al punto.

Il primo è che scrivere è un grosso impegno. Pertanto mi unisco alla schiera di colleghi che hanno espresso prima di me un grande ringraziamento a Mauro Ballabeni e aggiungerei Gianni Diquattro per tutto quello che hanno fatto in questi anni per mantenere vivo lo spirito del nostro sito. Mi sembra doveroso attribuire anche un riconoscimento a tutti quei volonterosi che hanno pubblicato articoli e scritto commenti, su fatti personali e non, che hanno stimolato le nostre fantasie con i loro ricordi  e che hanno dato in tal modo un senso di orgoglio e di aggregazione a tutti noi.

Il secondo punto è che più o meno inconsapevolmente abbiamo creato un’opera colossale.

Ragazzi, abbiamo tra le mani una grande opportunità !

Potremmo trasformare la tristezza dell’evento con la soddisfazione di avergli dato una nuova vita.

In che modo ?

Cosa di meglio che raccogliere tutto il materiale in un libro e pubblicarlo per nostro uso e consumo ?

Un libro è vivo, si può vedere si può toccare volendo anche annusare.

Vedendo il libro sul ripiano della vostra libreria con sul dorso scritto “OLIVETTIANI.ORG” non potreste evitare la soddisfazione di poter dire con orgoglio : quello è il mio libro, lì dentro ci sono anch’io ? E sfogliandolo, toccandolo, rileggendo quegli articoli che più vi hanno coinvolto come potreste sfuggire all’emozione di rivivere quei momenti?

Un libro non invecchia mai, un libro è per sempre.

Quindi la mia domanda è : Questa idea può piacere? E’ una cosa fattibile? In quanti saremmo disposti a sostenere la spesa per la realizzazione ?

Guarda caso ancora una volta tocca a Mauro Ballabeni esprimersi per primo.

Grazie e tutti.

Enzo Biandrino

 

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