Dramma in 3 atti – Atto I
di Marco D’Angelantonio
Probabilmente non tutti voi mi hanno conosciuto durante i 21 anni, dal gennaio 1975 a dicembre 1996, durate i quali ho lavorato all’Olivetti.
Questo è probabilmente dovuto al fatto che ho sempre lavorato all’estero anche se in quei 21 anni ho fatto numerosi e frequenti soggiorni ad Ivrea e Milano. All’Olivetti sono arrivato per caso o, meglio, come ho spesso raccontato, grazie all’IBM.
Dopo aver completato i miei studi a Roma, dove mi sono laureato in Astrofisica nel lontano 1971, nel 1972 mi trasferii a Bruxelles per seguire la mia prima moglie che aveva vinto un concorso alla Commissione Europea. La decisione di trasferirci a Bruxelles fu presa senza troppo difficoltà visto che a mia moglie non piaceva il lavoro che stava facendo a Roma e che io ero un iper-precario nel laboratorio del CNR in cui mi ero laureato che, oltretutto, si era recentemente trasferito a Frascati.
Tra il 1972 e fine 1974 feci avanti e indietro tra Belgio e Italia (borsa di studio scientifica all’Euratom di Geel, Aeronautica Militare – Ufficiale in Servizio Permanente Effettivo grazie ad un concorso che avevo vinto subito dopo la laurea – e stage alla Commissione Europea nella neonata Divisione Informatica), ma, essendo ormai chiaro che il nostro futuro sarebbe stato in Belgio, mentre completavo lo stage alla Commissione, cominciai a cercare un lavoro “serio” in quel paese. Uno degli agganci che mi furono offerti a Bruxelles era un carissimo amico del cognato di mio fratello che lavorava in quel periodo all’IBM International in Belgio.
Quando mi invitò a cena per vedere se poteva darmi una mano a trovare un lavoro in Belgio, mi disse che l’IBM International in quel periodo non assumeva ma che un suo caro amico, Francesco Bortolotti, che era il responsabile dello STAC della Olivetti Belgio, gli aveva detto che l’Olivetti Belgio cercava sviluppatori software.
A quell’epoca io ero una perla rara perché, oltre ad aver un’esperienza pratica di sviluppo software, avendo lavorato per la mia tesi sul mainframe Univac 1108 del Centro di Calcolo della Sapienza e su un minicomputer della HP, durante la mia breve permanenza nell’Aereonautica Militare avevo seguito degli eccezionali corsi d’informatica organizzati dal CNR e dall’Istituto Superiore delle Forze Armate, con una dovizia di mezzi quasi imbarazzante (tre professori a tempo pieno per 7 ufficiali più la disponibilità di un mainframe IBM per le esercitazioni). Come è facile immaginare, non mi fu difficile essere assunto!
Fui assegnato alla divisione sistemi di gestione e, per guadagnare tempo, quello che sarebbe stato il mio capo una volta entrato in servizio, cominciò a passarmi dei manuali perché cominciassi ad informarmi sui sistemi su cui avrei dovuto lavorare.
Non so se riuscite ad immaginare il mio smarrimento quando cominciai a leggere i manuali dell’A7 in cui si parlava di 6 governi carta separati, schede magnetiche, ecc. che nulla avevano a che fare con i sistemi con cui avevo lavorato fino ad allora. Sinceramente la mia fantasia non era abbastanza sviluppata per riuscire ad immaginare come potesse essere fatta una macchina del genere e pensavo, con una certa apprensione, al mio primo giorno di lavoro. Tale giorno darebbe dovuto essere il giorno della Befana del 1975 (la Befana non è un giorno di festa in Belgio) ma una provvidenziale influenza ritardò la mia entrata in servizio di un paio di giorni.
Quando finalmente entrai in servizio, il mio capo mi chiese di accompagnarlo a Lussemburgo e quel giorno il mio destino si incrociò per la prima volta con il Crédit Communal de Belgique che mi avrebbe accompagnato, sia pure con alcune battute d’arresto, per i successivi 6 anni.
Durante il nostro viaggio in macchina verso Lussemburgo, il mio nuovo capo mi disse che il Crédit Communal de Belgique aveva chiesto di vedere come avrebbe funzionato una delle loro tipiche operazioni di sportello sul terminale bancario TC 800, che avevano visto pochi mesi prima al SICOB di Parigi[1] e mi chiese se sarei stato interessato ad occuparmene io. Per me questa proposta fu una specie di liberazione perché mi evitava di dovermi occupare dei sistemi gestionali di cui non capivo niente!
Per questa missione, sarei dovuto andare a Milano presso il Marketing Internazionale di Via Ripamonti (il famoso bunker!), unico luogo al mondo dove esistessero gli strumenti di sviluppo necessari. Durante questa missione, sarei stato seguito dall’Ing. Salvatore Picceo che sicuramente molti di voi hanno conosciuto. La durata della missione, secondo la valutazione di Salvatore, era di circa una settimana!
Arrivato a Milano, cominciarono le sorprese. Come prima cosa, Salvatore mi disse che il TC 800 in realtà non esisteva ancora e che quello che le persone del Crédit Communal de Belgique avevano visto al SICOB era in realtà solo un modello in legno. Con il suo illimitato pragmatismo, Salvatore mi disse che questo non costituiva un problema perché avevamo comunque a nostra disposizione un A7 che aveva lo stesso linguaggio di programmazione (il LIMO) del TC 800 e che quindi potevo sviluppare la transazione sull’A7. Questa ricomparsa dell’A7 spense sul momento il mio iniziale entusiasmo anche se quello che dovevo sviluppare non mi obbligava a dover gestire i famosi governi carta di quel mostro da 300 Kg che mal vedevo dietro sportello di un’agenzia bancaria.
Il lavoro, che doveva richiedere una settimana, richiese in realtà tre mesi e mezzo e non perché io me la prendessi comoda. Questi tempi erano dovuti in parte alla laboriosità dell’ambiente di sviluppo dell’A7 (schede perforate che venivano mandate la sera ad un centro servizi che, a sua volta, la mattina successiva, consegnava l’eseguibile su un nastro magnetico da convertire su cassetta con un’altra macchina – la DE520 – per ottenere, alla fine di tutti questi passaggi, delle schede magnetiche che potevano essere caricate sull’A7) e, in parte, alla complessità della transazione richiesta dal Crédit Communal (acquisto di obbligazioni che costituiva una delle attività principali della Banca).
Per ovviare alla lentezza del ciclo di compilazione, Salvatore ed io, per guadagnare tempo, andavamo al centro servizi in piena notte per “trafugare” il nastro magnetico e provare il programma il più rapidamente possibile e preparare una nuova versione da mandare alla compilazione la sera. Questo durò finché il responsabile del centro servizi ci diffidò dal continuare a perturbare le normali procedure del centro.
Tra mille difficoltà, dovute anche alla disponibilità delle macchine che dovevo condividere con altri colleghi, riuscii a realizzare la transazione sull’A7 e rimasi in paziente attesa del TC 800. Quando finalmente arrivò, scoprii che era una macchina praticamente nuda, con un firmware ancora zoppicante e senza driver per la gestione della stampante.
Nonostante questi problemi e con un grandissimo aiuto da parte di Salvatore, a cui sarò eternamente grato per quello che mi ha insegnato, riuscii a far girare il software anche sul TC 800 e proponemmo quindi al Crédit Communal di scendere a Milano per la dimostrazione. A riprova dell’estrema importanza che l’Olivetti Belgio attribuiva a questa dimostrazione, negli ultimi weekend prima della data fissata, mi fu vietato di rientrare in Belgio in aereo perché, in caso di incidente, tutti il lavoro sarebbe andato perduto!
La vigilia della data fissata per la dimostrazione arrivò a Milano una delegazione del Crédit Communal composta da ben 17 persone, accompagnata dal Capo Consociata e dal commerciale che seguiva il cliente. Delle 17 persone della delegazione ben 15 appartenevano ad una società di consulenza francese alla quale la Direzione del Crédit Communal aveva affidato una revisione completa dei processi aziendali. Dopo cena, mentre la delegazione del Crédit Communal se ne andava a spassarsela al night con il Capo Consociata ed il commerciale che li seguiva, Salvatore ed io andammo a Via Ripamonti per controllare che tutto fosse pronto per il giorno successivo.
La mattina del grande evento ero, come potete immaginare, decisamente emozionato ma, per mia grandissima frustrazione, delle 17 persone venute a Milano, solo i due dipendenti del Crédit Communal si interessarono alla dimostrazione. Il resto della compagnia passò il tempo a giocare su un altro TC 800 su cui girava un semplicissimo gioco che consisteva nel cercare di abbattere un aereo che appariva sullo schermo utilizzando la tastiera (sarebbero passati anni prima che venisse inventato il mouse!). In ogni caso, la dimostrazione andò benissimo.
Non mi sarei però mai immaginato quale sarebbe stato il seguito della giornata!
Data l’importanza del cliente (il Crédit Communal aveva 1.300 agenzie in Belgio gestite da agenti indipendenti), dopo la dimostrazione a Milano, l’intero gruppo, Salvatore e me compresi, era atteso ad Ivrea per pranzare nella Foresteria di Palazzo Uffici con l’Amministratore Delegato, Ammiraglio Ottorino Beltrami.
Per il trasferimento ad Ivrea, era stato approntato un pullman. Al momento di salire sul pullman, Salvatore, nel quale continuavo ad avere una fiducia sconfinata nonostante alcuni episodi che mi avrebbero dovuto mettere in guardia (con lui avevo vissuto la rarissima esperienza di rimanere senza benzina due volte nella stessa giornata!), mi disse di aspettarlo che doveva finire un paio di cose in ufficio in Via Ripamonti e che li avremmo raggiunti in macchina.
Quando finalmente finì le cose che aveva da fare, gli chiesi dove avesse parcheggiato la macchina e Salvatore candidamente mi rispose che quel giorno non aveva la macchina e che dovevamo andarla ad affittare all’Avis di Piazza Diaz! A quel punto era troppo tardi per trovare soluzioni alternative e non mi rimaneva che andare con lui e sperare che il buon Dio ci facesse arrivare in tempo per il pranzo.
La mia speranza fu vana perché il ritardo che avevamo accumulato era ormai incolmabile. Non mi dimenticherò mai la scena quando alla fine Salvatore ed io entrammo nella Foresteria: il pranzo era già cominciato e l’Ammiraglio Beltrami ci lanciò uno sguardo con cui ci avrebbe volentieri incenerito se avesse potuto. Penso che ci siano poche cose più sgradevoli per l’Amministratore Delegato di un Gruppo da 70.000 dipendenti che trovarsi da solo a tavola con un cliente di cui probabilmente sapeva soltanto il nome e senza il sostegno delle persone che lo seguivano. Per aumentare a dismisura il mio imbarazzo (Salvatore, da parte sua, non sembrava affatto imbarazzato forse perché già avvezzo a situazioni del genere) rimaneva un solo posto a tavolo ancora disponibile. Di conseguenza, Salvatore ed io dovemmo aspettare per interminabili minuti mentre gli addetti della Foresteria riorganizzavano la tavola. Onestamente, pensai che quello sarebbe stato il mio ultimo giorno all’Olivetti perché non immaginavo che l’Ammiraglio Beltrami mi avrebbe perdonato per quel ritardo anche se sicuramente sapeva che non ero io il colpevole.
Il seguito dimostrò che le mie paure non erano giustificate anche se sono sicuro che non riuscii affatto ad apprezzare quello che ci fu servito a pranzo.
Al mio ritorno in Belgio, aspettavamo tutti con ansia che il Crédit Communal si facesse vivo con noi per farci sapere quali sarebbero stati i prossimi passi, ma il tempo passava e non succedeva nulla.
Dopo parecchie settimane di silenzio, il Crédit Communal ci comunicò che i consulenti francesi, che spingevano verso una informatizzazione massiccia, dalla quale sicuramente avrebbero tratto grossi profitti per se stessi, erano stati defenestrati da qualcuno di buon senso che aveva detto che sarebbe stato meglio concentrarsi sulla razionalizzazione dei processi prima di pensare ad informatizzarli.
A seguito di questa decisione io mi trovai temporaneamente senza un vero lavoro all’Olivetti, ma ormai il trasferimento alla Divisione Grandi Clienti era fatto e il pericolo di dovermi occupare dei sistemi di gestione definitivamente allontanato.
Fine del primo atto
[1] Il SICOB (Salon des industries et du commerce de bureau) si è tenuto a Parigi tra il 1950 e il 1990 e costituiva all’epoca una delle maggiori fiere continentali dell’informatica
Caro Marco, che piacere e che allegria leggere le tue avventure e le tipiche “e imprevedibili” situazioni del carissimo e indimenticabile amico Salvatore.
Vivissimi ricordi in Consociata a Londra ( mai malleabili i colleghi inglesi ) , e un “particolare” ricordo nella Grand Plaza di Bruxelles al lancio del Computer Platform 486, lo speaker era Marc De Simone.
In saluto e in abbraccio,
Ignazio
Ciao, Ignazio. Come stai? Ti ricordi che, quando ci eravamo incontrati al pranzo degli Olivettiani qualche anno fa, eravamo arrivati alla conclusione che noi della classe ’48 eravamo probabilmente l’ultima leva degli Olivettiani. Manteniamoci in forma!
Marco io ti ho conosciuto e stimato come persona di talento e simpatico: Sono stato sorpreso dalla lunghezza del Primo Atto anche se mi rendo conto che tu volevi dare un’idea precisa della situazione difficile in cui ti eri trovato. La collaborazione con Salvatore Picceo ha aggiunto originalità. Resto – come credo altri colleghi – in desiderosa attesa dell’Atto Secondo e ti invio codialissimi saluti Federico
Caro Federico, prima di tutto permettimi di esprimere tutto il mio piacere nell’avere tue notizie. Non potrò mai dimenticare le nostre eroiche battaglie, purtroppo vane, per vendere IBIS alla Commissione Europea. Il secondo atto è pronto per partire e ti rassicuro subito che è decisamente più corto del primo. Sul terzo non mi pronuncio perché non ho ancora cominciato a scriverlo.
Ciao Marco,
Non voglio spoilerare il tuo secondo atto che avrà sicuramente la SGB con primo passaggio. È per questo che passai sei splendidi mesi a Bruxelles con voi ed ero appena migrato dal progetto TC800 al Marketing.
Aspetto di leggerti ricordando quella parte della mia vita che mi ha fatto poi conoscere il mondo!
Caro Roberto, io pensavo come prossimo articolo, una volta terminata la Saga del Crédit Communal, di parlare della mia avventura con l’A.T.&T. Perché quello sull’SGB non lo scrivi tu?
Ciao Dangelantonio, ricordo che ci si chiamava per cognome come a scuola! bello rivivere quei tempi eroici! L’ho fatto da poco anche io raccontando in un libro la saga della Linea 1 Kanji per i giapponesi delle Nokyo (1982). Qui il link su amazon: http://bit.ly/483GmMG.
Non mancherò di leggere il tuo libro che mi farà rivivere sicuramente altri momenti di quegli anni bellissimi che ho passato in Olivetti. Un abbraccio
Caro Marco, mi ha fatto un enorme piacere risentirti a raccontare le peripezie della gloriosa pattuglia del marketing, rievocando l’imprevedibile e scatenato Salvatore Picceo. Ma mi ha fatto ancor più piacere vedere cheil ricordo positivo di quel periodo è condivisoanche da Ignazio Barberis, Federico Corradi, Roberto Rossi e Tonina Scuderi, che ringrazio per avermi ricordato nella parte iniziale del libro nipponico gli amici Enrico Rossi e Federico longoni, Cesare Monti, Anna Tei…