Olivetti, la passione di chi?

Molti vecchi collaboratori di questa originale impresa del secolo scorso si ricordano del loro passato aziendale e molti sono felici di avere vissuto la loro vita lavorativa alla Olivetti. Olivetti che è “figlia” di Adriano, anche se le vicende successive alla sua morte e molti dei personaggi la hanno poi popolata si possono perlomeno definire non compatibili con la sua figura; alcuni di loro, consapevolmente o meno, hanno fatto di tutto per accompagnarla alla fine.

E quindi questi vecchi collaboratori si riuniscono in associazioni, gruppi formali e informali, spontanei o meno e sono felici di stare in mezzo a vecchi amici e colleghi a ricordare momenti di lavoro, ambienti, persone, percorsi, difficoltà. E magari ascoltare altre storie ed esperienze e poi essere felici quando scoprono che tanti la pensano allo stesso modo, quando verificano che i propri giudizi sono largamente condivisi.

Di questi gruppi ne esistono tanti, forse troppi e forse ancora farebbero bene a riunirsi, a stare più in contatto per progettare così qualche iniziativa più significativa e interessante. Ma anche così costoro sono la dimostrazione di quanto era ed è ancora per la maggior parte vivo – trascorsi gli anni attivi ed entrati in quelli dei ricordi – il piacere di avere lavorato in Olivetti.

Olivettiani.org, per esempio, è una di queste associazioni, tiene legati circa un migliaio di persone, li informa di tanto in tanto con una newsletter, li invita a riunirsi una volta all’anno per passare qualche ora assieme con la scusa di una colazione. Non ha pretese, non vuole fare quello che è al di fuori di ogni considerazione sentimentale, non vuole occupare altri spazi, non chiede partecipazioni. Nelle newsletter riporta le notizie che si raccolgono, le opinioni che qualcuno ha voglia e si sente di esprimere, i risultati degli incontri e le segnalazioni di vicende che si considerano importanti da condividere.

Questi vecchi collaboratori che si incontrano e si riuniscono chi sono? Non sono classificabili in modo netto perché provengono da tutti i settori dell’azienda, la produzione, la ricerca, il settore commerciale, quello dei servizi del personale o dell’amministrazione; da Ivrea e da altre parti d’Italia o del mondo. Sono di tutti i livelli aziendali e ogni tanto si riscontra anche la partecipazione di qualche alto dirigente, di qualcuno che a buon diritto si può definire come appartenente al top management aziendale. Questa caratteristica è importante perché dà la vera connotazione di questi incontri.

Tuttavia, si può dire che del top management non sono tanti a partecipare, non crediamo per atteggiamento di casta, ma probabilmente per mancanza di abitudine, forse per pudore, forse per istinto, forse perché tanti di questi che hanno avuto per le mani decisioni importanti per l’azienda o che quantomeno ci sono stati vicini, non se la sentono di parlare di un passato che li ha visti protagonisti e che non è poi finito molto bene. Forse, infine, gente per bene, che ha operato con coscienza e che magari pensa di non avere avuto tutto il coraggio che sarebbe stato necessario.

Ma la Olivetti non è solo la passione di tanti collaboratori che si riuniscono, ne parlano, ci ragionano e ne discutono in tutte le sedi e le occasioni. È anche l’oggetto di interesse e in molti casi di esempio per tanti personaggi del mondo dell’élite italiano, quello politico, giornalistico, accademico e culturale in genere.

Viene ricordata la politica di Adriano nell’area culturale, intesa come responsabilità sociale dell’imprenditore, soprattutto verso il territorio in cui sono collocate le sue fabbriche, ma anche come sistema di connotazione dell’impresa, una garanzia dell’impegno aziendale e della sua qualità, un sistema per avvicinare clienti e fornitori, conquistati dalle interpretazioni professionali e sociali dei processi di organizzazione e di automazione.

A tal proposito, si ricordano i vari intellettuali che hanno lavorato direttamente o indirettamente per la Olivetti, il sostegno concesso a giornali e riviste, le iniziative editoriali come Comunità e SeleArte, la rivista interna (ma non solo) Notizie Olivetti, la presenza in molte Fondazioni Culturali, il finanziamento a mostre e restauri, come ad esempio I cavalli di San Marco a Venezia e il Crocifisso di Cimabue a Firenze. E ancora l’impegno per il progetto Matera, oggi capitale mondiale della cultura, che ha visto coinvolti studiosi come Riccardo Musatti, poi capo della Pubblicità e delle Relazioni Esterne, progetto che è stato propedeutico alla decisione di aprire la prima fabbrica Olivetti al Sud, a Pozzuoli.

Si discute ancora oggi di quanto e come questa politica sia stata fondamentale per la Olivetti e la abbia accompagnata sin quasi alla fine, di come abbia rappresentato un elemento di rottura con un modo prevalente di fare industria, un modo di vedere e operare sul mercato.

E ancora, il mondo di oggi riflette e discute della sua politica del personale (la prima azienda ad avere chiamato il settore Relazioni Aziendali) con l’impegno nella ricerca dei talenti, della formazione continua, in stridente contrasto con molte aziende che preferiscono, in un gioco di breve periodo, rubare altrove le capacità necessarie; della organizzazione commerciale, che ha visto la Olivetti assolutamente all’avanguardia grazie a Ugo Galassi, uno dei principali bracci destri di Adriano, poi fatto fuori dai successori.

Senza dimenticare che la Olivetti, forse solo insieme a Pirelli, è stata la prima vera grande azienda internazionale del nostro paese.

Insomma la passione Olivetti, anche ora che sono passati decenni dal suo tramonto e addirittura dalla sua fine, vede coinvolti da una parte vecchi collaboratori che continuano a ragionarci ed a coltivare l’orgoglio di esserci stati e la parte più aperta del mondo culturale nazionale ed internazionale, che continua ad individuare aree da riprendere, seppur in chiave attualizzata, per una gestione imprenditoriale moderna e competitiva.

Un Commento a Olivetti, la passione di chi?

  1. Panerai Ugo on 3 febbraio 2019 at 16:27

    Che dire? Tutto vero e io lo sento profondamente. Aggiungerei due osservazioni: 1) non credo che esistano molte organizzazioni i cui appartenenti abbiano ancora così vivo uno spirito di corpo e di bandiera. L’unico esempio che mi viene in mente sono le associazioni degli alumni delle grandi scuole di management – 2) bisogna che tutti quelli che ancora sono legati al ricordo e all’esperienza Olivetti facciano presto a trasmettere certi valori alle nuove generazioni, perché saranno inevitabilmente sempre di meno.

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