di Gianni di Quattro

Lavoravo come assistente di Piol a Milano, ma volevo fare di più e per questo ho cercato di dirgli che forse potevo farcela, che forse pensare di fare il direttore di filiale non era uno sproposito da parte mia. Piol prese la palla al balzo, fece una circolare con la quale istituiva una Filale Volante, cioè una filiale che non aveva sede e che si poteva spostare sul territorio secondo le necessità. Si poteva fare la stessa cosa senza creare la filiale volante? Si, ma non avrebbe potuto premiarmi con la nomina a direttore di filiale anche se era evidente che era una nomina finta. Dopo questa nomina comunque mi spedì in Sardegna ed io non potevo rifiutare. Mi sono detto che conoscere l’altra grande isola per chi era nato su un’isola poteva essere una esperienza e quindi presi l’aereo per Cagliari.

A Cagliari sono stato accolto dal direttore della Filiale Olivetti tradizionale con grande cortesia e attenzione professionale. Era Enzo D’Auria, un gentiluomo napoletano trapiantato in Sardegna da tanti anni, serio e gentile. In Filiale mi hanno dato un ufficio insieme ad un collega, il funzionario che curava i grandi clienti della filiale, Tofanari, un personaggio toscano anche lui trapiantato in Sardegna, simpatico, tranquillo e che aveva annacquato la sua toscanicità nel piacere della serenità sarda. In breve sono nate tante amicizie, tanti colleghi con cui abbiamo trascorso alcuni mesi in compagnia interessanti, ricordo Vito Piras (ma ci siamo visti anche a Milano), Gabriello Scanu, Federico Curgiolu (il padre che era medico era stato quello che aveva amputato la gamba a Ottorino Beltrami quando al comando del suo sommergibile Garibaldi nel golfo di Cagliari dovette subire un feroce e tremendo bombardamento che provocò tanti morti e feriti, ospedali intasati e in tale circostanza lui dette la priorità, come si conviene nelle migliori tradizioni marinare, ai propri marinai ed ai civili che erano in condizioni critiche).

In Sardegna ho conosciuto anche Umberto Ornano e soprattutto Nicola Colangelo. Umberto era un sardo di La Maddalena, simpatico e distratto perché preso dal suo amore per la berlinese Gaby poi sposata e con la quale ha messo su casa a Ivrea, quando ha lasciato il lavoro di vendita (era capo gruppo) per passare all’ufficio del personale dove poi è rimasto per il resto della sua vita lavorativa. Insieme a lui e a Nicola abbiamo preso insieme una pensione presso una simpatica famiglia che stava a Bonaria, cosa che ha cementato la nostra amicizia. Nicola formalmente faceva il militare, ma la sua competenza contabile riconosciuta dall’esercito sardo (aveva fatto la Bocconi e soprattutto conosceva la Divisumma 24 Olivetti) lo avevano fatto destinare al Distretto militare dove lavorava solo mezza giornata (faceva le paghe del personale e aiutava il colonnello nella contabilità), per cui l’altra parte della giornata gli era stato concesso dalla Olivetti di lavorare in Filiale come capogruppo ( e riusciva a fare bene il suo lavoro anche se solo in mezza giornata).

Intanto è opportuno precisare che questo periodo è antecedente all’accordo della Regione con l’Aga Khan e allo sviluppo turistico su vasta scala dell’isola. Quindi parlo di una Sardegna straordinaria, con poca gente in circolazione al di fuori dei centri abitati, con una natura quasi incontaminata, con abitudini e modi di vivere non condizionati da esigenze turistiche o di importazione. Io per lavoro ogni tanto andavo a Sassari e Nuoro e confermo questa sensazione di un paese affascinante e non è casuale che allora si parlava di mal di Sardegna come di una sindrome di cui nessuno si liberava dopo avere trascorso un periodo, anche breve, sull’isola.

A Nuoro non c’era la Filiale Olivetti, c’era un concessionario, Adriano Passamonti, un romano trasferito in Sardegna da anni, un gentiluomo che faceva bene il suo mestiere, conosceva tutti ed era stimato da tutta la comunità e non aveva alcuna paura di eventuali rapimenti da parte dei banditi, in quegli anni piuttosto frequenti (nessuno faceva la Carlo Felice, la strada che va da un punto all’altro della regione senza opportune precauzioni). Ricordo che Passamonti aveva comprato una Flavia della Lancia, a quei tempi una grande macchina, di color aragosta, un colore strano soprattutto per un signore come lui. Quando gli chiesi come mai, mi rispose dicendomi che era l’unica macchina di quel colore nella zona e quindi se qualcuno si permetteva di sparare doveva sapere che stava sparando ad Adriano Passamonti, come dire che mal gliene sarebbe incorso come diceva il sardo Amedeo Nazzari in una popolare pubblicità dell’epoca. Simpatici incontri sempre con lui, pranzi di grande livello in posti non comuni, una simpatia che è continuata nel tempo.

A Sassari c’era invece la Filiale e c’erano importanti clienti potenziali, il direttore era un personaggio, anche lui napoletano trapiantato in Sardegna, Franz Castorina. Era stato vice direttore a Cagliari con Enzo D’Auria, era un uomo di movimento, simpatico e romantico (scriveva poesie d’amore), la gestione della filiale era affidata in pratica alla sua segretaria, la brava Giovanna Pala, mentre lui andava dai clienti, partecipava ad eventi, incontrava gente nella piazza Italia, il centro di Sassari, sulla quale si affacciava peraltro la stessa Filiale. I viaggi a Sassari erano sempre simpatici con qualche puntata nella vicina Alghero (a colazione da Cecchini dove è stata inventata l’aragosta alla catalana) o alla calda spiaggia di Platamona.

A Cagliari con Nicola stavamo bene, lui tornava dal Distretto militare verso le 12,00 in tempo per andare insieme a su Poetto, a pochi minuti dal centro della città, dove nei mesi estivi che però in quel clima erano tanti, facevamo il bagno (la Olivetti aveva due cabine per potersi spogliare, una per le donne e una per gli uomini) e poi facevamo spesso colazione alle Saline, un ristorante sul mare delizioso dove potevamo poi stare a chiacchierare tanto allora si riprendeva a lavorare verso le 16. Al pomeriggio si lavorava e verso il termine della giornata con Nicola avevamo introdotto il piacere dell’aperitivo per alcuni amici della filale, un gruppo di habitué felice di esserlo. Ordinavamo al bar Laconi, proprio accanto al portone dell’ingresso del nostro edificio, per tutti il pernod con coronchiu (l’acqua di Cagliari), un rito che chiudeva la giornata e ci proiettava verso la serata con allegria. Creava ambiente ed amicizia, il direttore D’Auria era contento e partecipava sempre.

Il sabato e la domenica si prendeva l’aperitivo al caffè Torino sotto i portici dove si leggevano i giornali e si commentavano i fatti politici e la cronaca, poi magari si andava a fare colazione da Avendrace, là vicino, che faceva tutto alla brace, dal pecorino alle bistecche e aveva un Cannonau davvero interessante. Ma andavamo in giro spesso, per conoscere la zona, goderci le bellezze e le tante gradevoli opportunità. È stato un periodo bello e durante il quale è maturata con forza l’amicizia con Nicola, la cosa che in definitiva ricordo forse con più piacere.

Ma la mia attività professionale in Sardegna non è andata male, non ho passato il tempo solo festeggiando. Abbiamo confermato i rapporti con la Banca Popolare di Sassari, buttato le basi per un buon rapporto con il Banco di Sardegna (il Presidente, Antonio Solinas, persona di livello umano notevole), tentato le strade universitarie e quelle della Regione, in particolare all’EFTAS. Non abbiamo fatto molto, ma la Olivetti Divisione Elettronica ora non era più sconosciuta e alcune trattative erano ben avviate. Così ho lasciato la Sardegna quando Piol mi chiamò a Milano per un incarico che avrebbe consolidato per davvero questa volta la mia voglia di fare il direttore di Filiale. Sono partito con dispiacere per gli amici che rimanevano, con un mal di Sardegna che poi non è più scomparso, ma per fortuna anche Nicola stava per rientrare così come Umberto Ornano, destinato a Brescia per poco tempo prima di installarsi a Ivrea definitivamente. Con queste idee nella testa, con i colori sardi che ancora porto nel cuore, con il calore di belle amicizie ho preso l’aereo per Milano.