In me non c’è che futuro

11 maggio 2019

Adriano Olivetti

Sabato 11 maggio 2019, ore 21
Auditorium Sergio Tagliavini
Centro Kaleidos – Poviglio RE

“Un uomo, da solo, in un buio pomeriggio di febbraio, sale su un treno … si siede in prima classe, riservato, discreto, sfoglia una grande quantità di giornali e riviste che ha portato con sé … davanti a sé il proprio destino, destino che lo ha portato a salire su tanti treni, su tanti aerei, su tante navi … il destino di chi non può fare a meno di andare verso gli altri, verso i propri sogni, le proprie idee, con determinazione e caparbietà, il destino di chi sente dentro di sé l’inderogabile bisogno di andare verso il futuro … “

Questo spettacolo di teatro civile vuole raccontare di un uomo, un imprenditore che, prima, molto prima di Steve Jobs e del suo discorso agli studenti “Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero” diceva “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. “.

Questo uomo è Adriano Olivetti, figlio del fondatore della Ing C. Olivetti & C, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere, che raccolse gli insegnamenti del padre per trasformare la Olivetti in una grande aziendale internazionale, con oltre 70 mila dipendenti in tutto al mondo ma, mettendo sempre al centro, l’uomo …

Non un racconto retorico ma la voglia di trasmettere, di riprendere concetti, filosofie che, sempre più spesso, nel mondo imprenditoriale vengono recepite, analizzate e, in alcuni casi, applicate … una narrazione moderna, giovane, con suoni, eseguiti live, originali e una multimedialità continua, che si integra nel racconto, che fa da scenografia, che completa quanto raccontato.

La presentazione di Gianni Furlani

Quando, quasi 3 anni fa, cominciai a pensare ad uno spettacolo su Adriano Olivetti, grazie anche ad alcune frequentazioni teatrali nelle terre Olivettiane, l’UNESCO non aveva ancora riconosciuto Ivrea ed il capitalismo umano di Olivetti patrimonio dell’Umanità ma, da tempo, nel mondo imprenditoriale, mentre si usciva piano piano dalla crisi, si parlava, e si parla tuttora, di Responsabilità Sociale d’Impresa con forza, con interesse e di, conseguenza, di Olivetti e del suo grande sogno, di quanto fu anticipatore di tutto questo ma, nello stesso tempo, di essere stato un grande imprenditore.

Quello che forse, però, tanti non conoscono è di quanto fosse attento alla bellezza dei prodotti, dell’ambiente di lavoro, di creare comunità, in cui l’uomo fosse al centro, sempre nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità. Con questo spettacolo vogliamo cercare di dare una rappresentazione di Adriano Olivetti a 360 gradi ma non solo, di stimolare la voglia di approfondire, di conoscere il suo modo di essere imprenditore e che sia di sprone per tutti noi, sia che siamo semplici lavoratori, imprenditori, professionisti.

Come i precedenti lavori della compagnia TeatroChe, anche questo è un lavoro corale, di gruppo ed ognuno, in base alle indicazioni di massima iniziali, ha lavorato per realizzare immagini, video originali ed accattivanti, suoni moderni ed una narrazione che possa coinvolgere il pubblico presente.

2 Commenti a In me non c’è che futuro

  1. Ballabeni Mauro on 12 maggio 2019 at 10:59

    Bello spettacolo, con sala gremita e spettatori attenti.
    Varrebbe la pena di replicarlo in giro per l’operosa provincia italiana, coinvolgendo qualche gruppo di olivettiani in grado di finanziare lo spettacolo e trovare sponsor. Per maggiori informazioni http://www.teatroche.it/ e http://www.cinqueminuti.eu/

  2. Panerai Ugo on 13 maggio 2019 at 16:40

    Io non c’ero, mi dispiace.
    Però il mio plauso caloroso va a tutti coloro che si sono dati da fare.
    Concordo con l’auspicio di Mauro, dando anch’io la mia modesta disponibilitĂ .
    L’ “operosa provincia italiana” potrebbe comprendere, oltre a Ivrea e circondario:
    - la prima cintura milanese, in omaggio a Borgolombardo e Pregnana
    - Piacenza, giĂ  sede della scuola STAC
    - Pisa in omaggio a Barbaricina
    - Crema, se ancora se ne ricordano
    - i contorni della cittĂ  metropolitana di Napoli, in omaggio a
    Pozzuoli e Marcianise
    - Arezzo (ora che vi sono i fermenti per l’Elea)
    - le Marche (dove ci si potrebbe collegare all’Istao)

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