Elea 9003/02: un appello

Chi è venuto al nostro raduno nel 2017 ricorderà probabilmente un tavolo a cui erano sedute un gruppo di persone intente a discutere animatamente di un vetusto elaboratore Olivetti “nascosto” in una scuola Toscana e del suo destino.

Si trattava dell’Elea 9003/02 dell’ISIS “Enrico Fermi” di Bibbiena, di cui molti hanno letto, anche sul nostro sito, le origini e la storia.

L’animatore della discussione era il nostro collega ed amico Luigino Tozzi, di cui in quella occasione abbiamo registrato anche una breve intervista:

Luigino ci ha lasciato il 28 ottobre scorso, ma anche durante la malattia non mancava di riprendere ad ogni visita l’argomento Elea 9003 che è stato, come ha scritto uno dei nostri, “il primo e il più grande amore professionale della sua vita”.

Ora dobbiamo cercare di riempire questo vuoto, non solamente in onore di Luigino, ma anche per l’affetto che ogni olivettiano porta allo stile e alle innovazioni tecnologiche Olivetti, di cui l’Elea 9003 ha rappresentato un esempio eclatante.

Scriveteci le vostre idee e commenti. E nel frattempo leggete questo appello apparso su Arezzo24.net.

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Un Commento a Elea 9003/02: un appello

  1. franco.agricoli on 4 dicembre 2019 at 11:24

    Mio caro amico Mauro Ballabeni. Mi permetto di dare il mio modesto parere. Il famoso Elea 9003/2 Acquistato dalla Banca Monte dei Paschi di Siena nel 1961 e dismesso nel 1972. Regalato all’ISIS “E. FERMI” di Bibbiena. A mio avviso và dato ad uno di quei due musei che si sono fatti avanti per averlo. Siccome coloro che possono farle la dovuta manutenzione con l’età che avanza tra breve non potranno più. In questo paese le opere di arte (unici al mondo per quantità e qualità) non sappiamo dove sono tutte. Figuriamoci quando il 9003/2 non funzionerà più, è facile prevedere che sara gettato in una discarica. Possiamo filmare ciò che stà facendo e poi farlo rivedere a tutti coloro che nei musei vogliono andare. Meglio poter vedere l’unico esemplare ancora esistente completo, che tra qualche anno non vederlo più. In un museo lo vedono tanti, a Bibbiena una volta la settimana, e per pochi. A mio avviso cercare i fondi per trasferirlo definitivamente in un luogo dove vi potrà stare per sempre è l’unica cosa da fare.

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